Ma no ma no.
Tutto da rifare.
Solo che non ne ho voglia.
Il filone:"Le memorie di un depresso" ..ritorna.
Sai che gioia poterne scrivere!
Il vuoto dentro.
Il vuoto fuori.
Un senso di vuoto proprio lì, in fondo alla gola.
Prima non ci pensavo, non me ne accorgevo neanche. Era la mia normalità.
Poi invece la reazione, provare a capire, spiegarsi il perchè del vuoto, di questa cosa che non ce la fa nemmeno ad avvicinarsi al concetto di dolore.
Adesso invece di reagire non se ne parla.
Ammetto che sono così e che forse non serve a molto scalciare o provare a cambiare, perchè per quanta strada possa avere fatto ritorno sempre qui.
Ci sarà un motivo?
Già. E il solo pensarci mi mette tristezza.
E mi mette ancor più tristezza sapere che ritornerà ancora e poi ancora e poi ancora.
Perchè la mia deriva mi porta ad arrivare qua e io non ho voglia ogni volta di rifare tutto daccapo.
Ricominciare ogni volta, per ogni piccolo dettaglio, per una delusione o per un cambio di stagione.
All'idea di provare a scrollarmi tutto di dosso spunta la sensatissima domanda: "Perchè mai? Tanto ritornerebbe prima o poi".
Ho provato a scavare dentro di me, a cercare nel mio passato, nel mio presente e nel mio futuro per cercare una soluzione. Per cambiare davvero.
Ma niente. Tutto torna.
Qualcuno se la spiega con certi livelli di certi neuromediatori, qualcun'altro dice che è la famiglia, l'educazione, la pressione sociale, il lavoro oppure qualcun'altro laconico grugnisce un: "che ti lamenti a fare?".
Il solito. Al solito.
Mentre lascio l'impronta sul divano mi guardo Martinez Vs Chavez Jr.
ma già lo so come finirà
charlieboy
giovedì 17 gennaio 2013
domenica 6 gennaio 2013
Il diritto alla felicità
Ricordo di averlo pensato e di averlo detto, ad alta voce, in presenza di testimoni: "penso di avere il diritto ad essere felice".
A ben vedere questo "diritto"
non esiste
charlieboy
Ma proprio sulla felicità, parola proibita, che non dovrebbe essere mai pronunciata, l'Illuminismo ha fatto il suo più grave e definitivo errore psicologico, una sorta di "norma di chiusura", per dirla come lo Zietelmann, che blinda il sistema nella sua paranoia. Ha proclamato il "diritto alla felicità".
Per la verità non è arrivato a tanto, ha sancito "il diritto alla ricerca della felicià" (pursuit of happiness), come sta scritto nella Dichiarazione di Indipendenza americana (1776). Ma a livello di massa questo è stato introiettato com e un diritto a essere felici.
Pensare che l'uomo abbia un "diritto alla felicità" significa renderlo, ipso facto e per ciò stesso, infelice. La sapienza antica era consapevole che la vita è innanzi tutto fatica e dolore, per cui tutto ciò che vi sfugge è grasso che cola.
"La vita oscilla fra noia e dolore" può affermarlo solo Schopenhauer, rentier già corrotto dal benessere. Per ribaltare ancora la battuta di Mefistofele: l'uomo occidentale volendo e cercando ossessivamente il Bene, anzi il Meglio, si è creato con le sue stesse mani, il meccanismo perfetto e infallibile dell'infelicità.
Ma questo cappio, questo nodo scorsoio, non ci siamo accontentati di stringerlo interno al nostro collo. Lo abbiamo esportato, e continuiamo ad esportarlo, con coerenza omicida, nell'universo mondo. Nulla deve rimanere "altro da noi".
- Massimo Fini "Sudditi" ed. Marsilio -
A ben vedere questo "diritto"
non esiste
charlieboy
Ma proprio sulla felicità, parola proibita, che non dovrebbe essere mai pronunciata, l'Illuminismo ha fatto il suo più grave e definitivo errore psicologico, una sorta di "norma di chiusura", per dirla come lo Zietelmann, che blinda il sistema nella sua paranoia. Ha proclamato il "diritto alla felicità".
Per la verità non è arrivato a tanto, ha sancito "il diritto alla ricerca della felicià" (pursuit of happiness), come sta scritto nella Dichiarazione di Indipendenza americana (1776). Ma a livello di massa questo è stato introiettato com e un diritto a essere felici.
Pensare che l'uomo abbia un "diritto alla felicità" significa renderlo, ipso facto e per ciò stesso, infelice. La sapienza antica era consapevole che la vita è innanzi tutto fatica e dolore, per cui tutto ciò che vi sfugge è grasso che cola.
"La vita oscilla fra noia e dolore" può affermarlo solo Schopenhauer, rentier già corrotto dal benessere. Per ribaltare ancora la battuta di Mefistofele: l'uomo occidentale volendo e cercando ossessivamente il Bene, anzi il Meglio, si è creato con le sue stesse mani, il meccanismo perfetto e infallibile dell'infelicità.
Ma questo cappio, questo nodo scorsoio, non ci siamo accontentati di stringerlo interno al nostro collo. Lo abbiamo esportato, e continuiamo ad esportarlo, con coerenza omicida, nell'universo mondo. Nulla deve rimanere "altro da noi".
- Massimo Fini "Sudditi" ed. Marsilio -
sabato 29 dicembre 2012
Autotrigger
Sul lavoro procedo con il coltello tra i denti.
Meno fendenti.. alle volte a caso.
Il trigger scatta per niente ma significa che i tempi sono grami.
L'ambiente è fatto da persone viscide, unte, prostrate. Schifose.
Che il signore mi scampi da una fine di quel tipo.
Mi consolo riprendendo il discorso musicale che avevo abbandonato anni fa'.
Sono solo all'inizio ma magari ne tiro fuori qualcosa di gradevole per le orecchie.
Sorrido mentre sento Antonio Albanese che intervistato dice: "..in questa fase, c'è un sacco di gente che ha sfruttato il momento e si finge autorevole. E invece dice solo cazzate..."
Rido, di gusto.
Perchè è quello che mi sta succedendo sul lavoro.
però non mollo perchè mi hanno (già) rotto il cazzo
charlieboy
Meno fendenti.. alle volte a caso.
Il trigger scatta per niente ma significa che i tempi sono grami.
L'ambiente è fatto da persone viscide, unte, prostrate. Schifose.
Che il signore mi scampi da una fine di quel tipo.
Mi consolo riprendendo il discorso musicale che avevo abbandonato anni fa'.
Sono solo all'inizio ma magari ne tiro fuori qualcosa di gradevole per le orecchie.
Sorrido mentre sento Antonio Albanese che intervistato dice: "..in questa fase, c'è un sacco di gente che ha sfruttato il momento e si finge autorevole. E invece dice solo cazzate..."
Rido, di gusto.
Perchè è quello che mi sta succedendo sul lavoro.
però non mollo perchè mi hanno (già) rotto il cazzo
charlieboy
mercoledì 19 dicembre 2012
Non vorrei crepare
Scrivo...
cancello...
riscrivo...
faccio fatica in questo periodo.
Non vorrei crepare (B. Vian)
La fine del dolore.
Già.
la fine del dolore
charlieboy
cancello...
riscrivo...
faccio fatica in questo periodo.
Non vorrei crepare (B. Vian)
Non vorrei crepare
prima d'aver conosciuto
i cani neri del Messico
che dormono senza sognare
Le scimmie a culo nudo
divoratrici dei tropici
I ragni d'argento
dal nido pieno di bolle
Non vorrei crepare
senza sapere se la luna
sotto la sua falsa aria di moneta
ha un lato appuntito
Se il sole è freddo
Se le quattro stagioni
sono davvero quattro
Senza aver provato
a portare un vestito
lungo i grandi viali
Senza aver guardato
dentro a un tombino
Senza aver ficcato il cazzo
nei posti più impensati
Non vorrei crepare
senza conoscere la lebbra
o le sette malattie
che si prendono laggiù
Il bene e il male
non mi farebbero penare
Se sapessi
che ne avrò la strenna
E c'è anche
Tutto ciò che conosco
Tutto ciò che apprezzo
E che so che mi piace
Il fondo verde del mare
dove le alghe ballano il valzer
sulla sabbia ondulata
L'erba bruciata di giugno
La terra che si screpola
L'odore delle conifere
E i baci di colei
che questo che quello
La bella ecco
Il mio Orsetto, Orsola
Non vorrei crepare
Prima d'aver consumato
la sua bocca con la mia bocca
il suo corpo con le mie mani
il resto coi miei occhi
Non dico altro bisogna pur
mantenersi riverenti
Non vorrei crepare
prima che abbiano inventato
Le rose eterne
La giornata di due ore
Il mare in montagna
La montagna al mare
La fine del dolore
I giornali a colori
Tutti i bambini contenti
E tante cose ancora
Che dormono nei crani
di geniali ingegneri
di allegri giardinieri
di socievoli socialisti
di urbani urbanisti
e di pensatori pensierosi
Tante cose da vedere
da vedere e da sentire
Tanto tempo d'attendere
a cercare nel nero
E io vedo la fine
che brulica e che s'avvicina
Con la sua gola ripugnante
e che m'apre le braccia
Di ranocchia brancicante
Non vorrei crepare
Nossignore nossignora
Prima d'aver provato
il gusto che mi tormenta
il gusto più forte
Non vorrei crepare
prima di aver gustato
il sapore della morte...
prima d'aver conosciuto
i cani neri del Messico
che dormono senza sognare
Le scimmie a culo nudo
divoratrici dei tropici
I ragni d'argento
dal nido pieno di bolle
Non vorrei crepare
senza sapere se la luna
sotto la sua falsa aria di moneta
ha un lato appuntito
Se il sole è freddo
Se le quattro stagioni
sono davvero quattro
Senza aver provato
a portare un vestito
lungo i grandi viali
Senza aver guardato
dentro a un tombino
Senza aver ficcato il cazzo
nei posti più impensati
Non vorrei crepare
senza conoscere la lebbra
o le sette malattie
che si prendono laggiù
Il bene e il male
non mi farebbero penare
Se sapessi
che ne avrò la strenna
E c'è anche
Tutto ciò che conosco
Tutto ciò che apprezzo
E che so che mi piace
Il fondo verde del mare
dove le alghe ballano il valzer
sulla sabbia ondulata
L'erba bruciata di giugno
La terra che si screpola
L'odore delle conifere
E i baci di colei
che questo che quello
La bella ecco
Il mio Orsetto, Orsola
Non vorrei crepare
Prima d'aver consumato
la sua bocca con la mia bocca
il suo corpo con le mie mani
il resto coi miei occhi
Non dico altro bisogna pur
mantenersi riverenti
Non vorrei crepare
prima che abbiano inventato
Le rose eterne
La giornata di due ore
Il mare in montagna
La montagna al mare
La fine del dolore
I giornali a colori
Tutti i bambini contenti
E tante cose ancora
Che dormono nei crani
di geniali ingegneri
di allegri giardinieri
di socievoli socialisti
di urbani urbanisti
e di pensatori pensierosi
Tante cose da vedere
da vedere e da sentire
Tanto tempo d'attendere
a cercare nel nero
E io vedo la fine
che brulica e che s'avvicina
Con la sua gola ripugnante
e che m'apre le braccia
Di ranocchia brancicante
Non vorrei crepare
Nossignore nossignora
Prima d'aver provato
il gusto che mi tormenta
il gusto più forte
Non vorrei crepare
prima di aver gustato
il sapore della morte...
La fine del dolore.
Già.
la fine del dolore
charlieboy
sabato 1 dicembre 2012
Spumador
La cameriera serve al tavolo acqua frizzante S.Antonio, alla vista dell'etichetta si riaccendono un mucchio di ricordi legati a mia nonna, alla sua casa in campagna, al suo carattere, alla sua persona, ai pomeriggi passati a giocare nel giardino, a scavare la terra con gli attrezzi di mio nonno.
Ricordo il sole, il caldo umido della bassa padana, le zanzare, le api del vicino di casa apicoltore, mia sorella in bicicletta.
Ricordo il fresco della casa, sempre con le tapparelle abbassate, per non "far entrare il caldo", ricordo la gassosa S.Antonio che mia nonna versava in un bicchiere di plastica (forse Moplen?) che arriva dritto dritto dagli anni sessanta.
Ricordo la stufa, a legna e poi convertita a gas, il piano cottura che aveva almeno 40 anni, il televisore Mivar appoggiato sul mobile della cucina, posso sentire ancora l'odore di quella casa.
La cantina, la lavanderia, il rumore dall'aspirapolvere e mio padre, giovanissimo, capelli corti e biondi a petto nudo lavare la macchina.
Ricordo il "viaggio" da casa mia a casa sua, 15 km che mi sembravano un'eternità.
E mi ricordo di lei, in vestaglia, sulla porta di casa che ci salutava mentre ce ne andavamo o mentre cucinava gli gnocchi. Che erano una meraviglia.
Ricordo il suo carattere, aspro.
Ricordo di averla amata e odiata, come tutte le persone sempre presenti nella mia vita.
Ricordo di aver pianto da solo, al suo funerale, mentre in macchina seguivo il suo ultimo viaggio.
E poi l'ho vista la, incorniciata in una foto, in quel posto dove l'avevo accompagnata un sacco di volte.
Ricordo un senso di smarrimento alla notizia della sua scomparsa.
ricordo
charlieboy
Ricordo il sole, il caldo umido della bassa padana, le zanzare, le api del vicino di casa apicoltore, mia sorella in bicicletta.
Ricordo il fresco della casa, sempre con le tapparelle abbassate, per non "far entrare il caldo", ricordo la gassosa S.Antonio che mia nonna versava in un bicchiere di plastica (forse Moplen?) che arriva dritto dritto dagli anni sessanta.
Ricordo la stufa, a legna e poi convertita a gas, il piano cottura che aveva almeno 40 anni, il televisore Mivar appoggiato sul mobile della cucina, posso sentire ancora l'odore di quella casa.
La cantina, la lavanderia, il rumore dall'aspirapolvere e mio padre, giovanissimo, capelli corti e biondi a petto nudo lavare la macchina.
Ricordo il "viaggio" da casa mia a casa sua, 15 km che mi sembravano un'eternità.
E mi ricordo di lei, in vestaglia, sulla porta di casa che ci salutava mentre ce ne andavamo o mentre cucinava gli gnocchi. Che erano una meraviglia.
Ricordo il suo carattere, aspro.
Ricordo di averla amata e odiata, come tutte le persone sempre presenti nella mia vita.
Ricordo di aver pianto da solo, al suo funerale, mentre in macchina seguivo il suo ultimo viaggio.
E poi l'ho vista la, incorniciata in una foto, in quel posto dove l'avevo accompagnata un sacco di volte.
Ricordo un senso di smarrimento alla notizia della sua scomparsa.
ricordo
charlieboy
lunedì 26 novembre 2012
A perfect circle
Mi faccio un gaviscon sospensione orale aroma menta in bustine.
Non sarà allettante come un gin tonic fatto con l'Hendrix e con una bella fetta di cetriolo affogato tra i cubetti di ghiaccio.. ma ha la sua utilità. Specie in questo periodo.
Specie quando lavoro e basta.
Purtroppo.
Comincio il lunedì, mi alzo, appoggio i piedi sul pavimento, faccio un'inspirazione profonda e trattengo il fiato.
Il venerdì, al termine della giornata lavorativa, posso finalmente espirare.
E' così che mi sembra di fare.
Il tempo in apnea corre, va veloce, ma arriva inesorabilmente, ogni settimana.
Ogni domenica sera sento già nel naso il sapore di tutta quell'aria inspirata in un solo momento.
Il sapore di quell'aria che mi deve bastare per tutti e 5 i giorni.
Alle volte anche più.
Ora come ora non ho ne sonno ne voglia di compiere quella maledetta inspirazione settimanale.
I giorni liberi scivolano rapidi e mi sembra di non riposare mai, di non staccare mai, di non riuscire mai a fare quello che vorrei.
Mi ci abituerò?
spero di no
charlieboy
Non sarà allettante come un gin tonic fatto con l'Hendrix e con una bella fetta di cetriolo affogato tra i cubetti di ghiaccio.. ma ha la sua utilità. Specie in questo periodo.
Specie quando lavoro e basta.
Purtroppo.
Comincio il lunedì, mi alzo, appoggio i piedi sul pavimento, faccio un'inspirazione profonda e trattengo il fiato.
Il venerdì, al termine della giornata lavorativa, posso finalmente espirare.
E' così che mi sembra di fare.
Il tempo in apnea corre, va veloce, ma arriva inesorabilmente, ogni settimana.
Ogni domenica sera sento già nel naso il sapore di tutta quell'aria inspirata in un solo momento.
Il sapore di quell'aria che mi deve bastare per tutti e 5 i giorni.
Alle volte anche più.
Ora come ora non ho ne sonno ne voglia di compiere quella maledetta inspirazione settimanale.
I giorni liberi scivolano rapidi e mi sembra di non riposare mai, di non staccare mai, di non riuscire mai a fare quello che vorrei.
Mi ci abituerò?
spero di no
charlieboy
martedì 6 novembre 2012
Fragile di natura
Ma sì. Le solite cose. L'autunno. Ecc..ecc..
Vorrei riuscire ad ignorarmi per un po'. A smettere di far girare la macina che ho nella testa. Vorrei prendere delle ferie da me stesso. Le ferie per spendere il mio tempo come mi viene. Sprecarlo forse. Ma averlo a disposizione.
Pensare al coraggio che non ho.
Pensare alla fine non mi ha mai aiutato più di tanto. E' quel pensare innaturale, che rende tutto artificioso, meccanico, lento, scoordinato.
Ritornare alle radici.
Ai desideri forse.
Cose che ho sapientemente smontato pezzo per pezzo.
Anno dopo anno.
è tanto che non scrivo qualcosa di decente
charlieboy
Vorrei riuscire ad ignorarmi per un po'. A smettere di far girare la macina che ho nella testa. Vorrei prendere delle ferie da me stesso. Le ferie per spendere il mio tempo come mi viene. Sprecarlo forse. Ma averlo a disposizione.
Pensare al coraggio che non ho.
Pensare alla fine non mi ha mai aiutato più di tanto. E' quel pensare innaturale, che rende tutto artificioso, meccanico, lento, scoordinato.
Ritornare alle radici.
Ai desideri forse.
Cose che ho sapientemente smontato pezzo per pezzo.
Anno dopo anno.
è tanto che non scrivo qualcosa di decente
charlieboy
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