giovedì 29 dicembre 2011

quattro mesi

[from working place]
Oggi festeggio i 4 mesi di blog.
Che per carità.. non c'è molto da festeggiare. :)
4 mesi in cui però un po' di cose sono cambiate.
In primis il mio umore instabile e ballerino. Su giù su giù.. al solito insomma.
Poi il lavoro.
Con tutto quello che vuol dire.
Scazzi, spaventi, dubbi, perplessità, paure ma anche soddisfazione che deriva dal riscoprirsi forse un po' meglio rispetto a quello che pensavo.
Fuori dal lavoro sempre alla ricerca di un equilibrio sempre più nitido.
Sicuro che non l'ho raggiunto ma mi sento più vivo che mai. Con voglia di fare. Con la voglia di non mollare :)
E poi c'è lo scrivere.
Che non sarà un granchè (intendo il risultato) ma mi aiuta e non poco.
Una valvola di sfogo onesta e sempre raggiungibile.
Io non sono quasi mai in disaccordo con me stesso.
E trovare qualcuno che mi da' ragione è importante!
L'esperimento per ora funziona.
Mi sorseggio un thè mentre ascolto Master blaster di Stevie Wonder.
A breve mi metto in branda.
Oggi stacco 21 ore lavorative.
Manco nella grande madre Russia facevano ste cose :)
In any case..
Sono le ultime ore e poi parto per fare il capodanno a Glasgow in compagnia di amici.
Ci vuole proprio.
Il conto alla rovescia è iniziato!
che sia uno splendido nuovo anno
charlieboy

martedì 27 dicembre 2011

Confini

Qualcosa di intimo che non è per tutti.
Che non si sventola per strada. Di cui non ci si vanta.
Qualcosa che bisogna imparare ad usare. A dosare.
Qualcosa che fa stare male e bene allo stesso tempo.
Qualcosa che forse può fare la differenza.
Qualcosa che c'ho messo un sacco a capire cos'era.
Qualcosa che mi rende più forte. Forse.
Qualcosa che non m'invidia nessuno.
Qualcosa che sconfina di qua e di la'.
Qualcosa che conoscono solo le persone a me più vicine (e neanche tutte).
Qualcosa che salta sempre fuori perchè sono fatto così.
Qualcosa che mi scava dentro.
Qualcosa che mi fa' drizzare le orecchie nei confronti di un suono, un'immagine, un'odore.
Qualcosa che ho sempre avuto. Che ho sempre provato.
Qualcosa che mi fa' stare come sto.
Quel qualcosa che mi fa pensare quello che penso.
Quel qualcosa che mi fa essere così come sono.
Qualcosa che regola frequenza cardiaca, pressione, saturazione, salivazione, diametro delle pupille.
Qualcosa che più finemente modula il mio ritmo cerebrale.
Che poi forse così fine non è perchè il ritmo è sempre andato spaventosamente su e giù.
Su e giù.
Sono così perchè un po' ci sono nato. E perchè un po' lo sono diventato.
Le mie esperienze non sono le migliori. Ma sono lei mie.
So quello che ho provato quando c'ero in mezzo.
So quello che provo ora che ne vivo altre e altre ancora le guardo da lontano.
Già, da lontano certe cose si fanno più chiare, lucide. Le risposte arrivano al bersaglio.
E sono quasi sempre vicino al centro.
Fine delle ostilità?
Era ora.
Per ora. :)
charlieboy

Boxing day

Giusto un momento. Passato in famiglia.
Sereno e con la voglia di esserlo sempre di più.
Mi sembra che gli ingranaggi dentro di me abbiano cominciato a funzionare seriamente.
E' una bella cosa :)
Oggi il lavoro con tutte le cose difficili che si porta dietro.
Un po' di studio che non guasta.
La voglia di stare con le persone che mi vogliono bene.
La voglia di staccare e fare festa.
Nell'aria uno strano profumo di primavera.
Auguri in ritardo.
charlieboy

venerdì 23 dicembre 2011

Costruire

Chiudi gli occhi
ed immagina una gioia.
Molto probabilmente
penseresti a una partenza.
Ah...
si vivesse solo di inizi.
Di eccitazione da prima volta.
Quando tutto ti sorprende
e nulla ti appartiene ancora.
Penseresti all'odore di un libro nuovo
a quello di vernice fresca
a un regalo da scartare
al giorno prima della festa.
Al 21 Marzo
al primo abbraccio
a una matita intera
alla primavera.
Alla paura del debutto
al tremore dell'esordio.
Ma tra la partenza
e il traguardo...

In mezzo c'è tutto il resto
e tutto è il resto è giorno dopo giorno
E giorno dopo giorno è silenziosamente
costruire.
E costruire è sapere
e potere rinunciare
alla perfezione.

Ma il finale
è di certo più teatrale.
Così di ogni storia
ricordi solo la sua conclusione.
Così come l'ultimo bicchiere
l'ultima visione.
Un tramonto solitario
l'inchino
poi il sipario.
Ma tra l'attesa e il suo compimento
tra il primo tempo
e il testamento.


In mezzo c'è tutto il resto
e tutto è il resto è giorno dopo giorno
E giorno dopo giorno è silenziosamente
costruire.
E costruire è sapere
e potere rinunciare
alla perfezione.

Io ti stringo le mani
rimani qui.
Cadrà la neve
a breve.
Io ti stringo le mani
rimani qui.
Cadrà la neve
a breve...



http://www.youtube.com/watch?v=pTaB_LVv2NU

charlieboy

giovedì 22 dicembre 2011

Sul suicidio

E poi mi sveglio la mattina. Faccio colazione. La doccia. Il deodorante per le ascelle.
A piedi al lavoro. Il timbro. E si comincia.
Come se fosse un giorno qualunque. Come se fosse un giorno normale. Come se tra breve fosse Natale.
Incontro le solite persone. Saluti. Sorrisi. E poi la parola "suicidio" entra a far parte del mio vocabolario. Della mia vita. Niente che mi abbia toccato da vicino.
Ma ha travolto una persona che lavora con me. Cui voglio bene.
E me la trovo lì, a letto, in lacrime, senza sapere cosa dire. (c'è forse qualcosa da dire?)
E' una cosa che taglia le gambe, lascia senza fiato.
L'ho vista Lei. In lacrime, fragile e impotente. Come se fosse troppo. Come se fosse troppo anche per Lei che di esperienze difficili ne ha già passate. La sento singhiozzare, la sento vomitare la sua rabbia disperata, frasi come: "..è sempre tutto difficile..".
Già, come posso darle torto, è sempre tutto difficile. Per qualcuno però di più. Per qualcuno la strada non molla mai. E' sempre in salita.
E' proprio in questi contesti che mi sembra di essere alto quanto un nano da giardino.
Io di fronte alla schiettezza, alla forza di mostrare tutte le proprie debolezze mi sciolgo.
La guardo ancora, la abbraccio, la bacio. Ma dalla bocca non esce niente.
E allora esco dalla stanza. Vado in bagno e piango. Perchè di piangere davanti a Lei, davanti agli altri non mi va.
Penso al gesto.
Ad ammazzarsi. E penso che sia una cosa orrenda. Tremenda. Vigliacca.
Ammazzarsi e riversare addosso il dolore alle persone che ti vogliono bene. Sbatterglielo in faccia facendole soffrire.
Senza possibilità di confronto. Senza possibilità di capire.
Senza possibilità di non sentirsi in colpa, di chiedere perchè.
E' una cosa orribile. Perchè la scontano gli altri.
E di sofferenze, ce ne sono già abbastanza da scontare.
Anche senza questa. Senza tutto questo dolore.
Torno da Lei, mi chiede di chiamare un'amica comune, le lacrime si appiccicano al cellulare e lì sono ancora.
Non è chissà quale feticismo, ma non le ho ancora lavate via.
Come se non si potesse lavarle via subito.
Come se servissero a pensarci su. A valutare una cosa orribile.
La mia giornata non è stata più la stessa.
13 ore di lavoro che sono state un sottofondo a un qualcosa che dentro si è mosso.
Qualcosa di profondo. Di innato.
Rimanere attaccato alla vita con i denti e le unghie.
Pagando il prezzo del biglietto.

Come questa pietra
del S. Michele
così fredda
così dura
così prosciugata
così refrattaria
così totalmente
disanimata

Come questa pietra
è il mio pianto
che non si vede

La morte 
si sconta
vivendo

charlieboy

martedì 20 dicembre 2011

La dolce vita

C'è una fonta inesauribile di ispirazione. Esiste. E' qualcosa di estremamente prezioso. Utile.
E' l'esempio fornito da quei personaggi (e ce ne sono tanti) che hanno saputo vivere in anticipo, o per meglio dire, vedere in anticipo le cose. Gli avvenimenti.
Come se avessero una spiccata sensibilità per l'evoluzione naturale delle cose, come se, avessero percorso prima una strada che nessuno vedeva, ma che sarebbe stata poi percorsa dai più.
Non mi riferisco a un fenomeno in particolare, ma ad un modo di vivere le cose, le situazioni, la vita.
Ecco, è proprio questo il punto, quelli che "c'hanno visto lungo", "c'hanno visto lungo" nella vita, non solo (o non per forza) in un'attitudine particolare.
Tutto qua.
Già, ma non è mica facile.
Anzi. E' tutt'altro che facile.
Il comune denominatore tra questi personaggi (siano essi scrittori, attori, scienziati, registi, poeti ecc...) sembra essere non solo un talento naturale verso una certa pratica, non solo la dedizione con cui essi la utilizzavano, non solo l'estrema, apparente facilità con cui sviluppavano il loro lavoro, ma, la gioia, la felicità che da esso ne derivava.
E' chiaro che tra i tanti esempi che ho in testa non ci sono solo persone "felici" ma quello cui mi riferisco io, non è solo la felicità dei sorrisi, del ridere, del benessere, ma è quel qualcosa di più intimo, magari più sfumato, di sottofondo, ma che ti accompagna a lungo, durante gli anni, i decenni, la vita.. forse.
Ecco allora che le cose si fanno più chiare, la felicità, o almeno questo concetto di felicità, appartiene effettivamente a tutti questi "fuoriclasse".
"Fuoriclasse" forse proprio per questo. Per la capacità di saper esprimere al meglio certe cose e, assolutamente non in secondo piano, la capacità di farsele bastare.
Farsele bastare abbastanza a lungo per rimettere in moto la macchina, e per provare a generare qualcosa di nuovo, qualcosa di più appagante.
La semplicità nel fare, la capacità di generare stimoli nuovi, il coraggio di farseli bastare, sono forse gli elementi più importanti ed indispensabili per sviluppare e mantenere qualcosa che, forse sbagliando, chiamo "felicità".
E' molto simile a quel "viaggiare leggeri" di cui parlavo tempo fa', è più di un modo d'essere, è più di una fase, è più di un cambiamento, è qualcosa che si sviluppa nel profondo, perchè dal profondo trae continua energia, rinnovamento.
Al contempo è qualcosa di molto conscio, consapevole, gestibile, dosabile.
E' qualcosa di cui ci si accorge. Come una presenza benevola. Come un amico. Un compagno di viaggio.
L'arte di sapersi accontentare.
buonanotte
charlieboy

venerdì 16 dicembre 2011

Positive vibrations

Io non lo so com'è che funziona. Non so esattamente che cosa scatti dentro quando le cose cominciano a girare.
Però i nodi si sciolgono. Come se (ma non ne sono sicuro), lo stare male, i dubbi, le indecisioni, le paure, fossero servite a qualcosa. Come se si mettessero tutte d'accordo per cambiarmi, per farmi stare bene.
Questo è quello che gira nell'aria. Senza "rebound" ipomaniacali.
Consapevolezza bella e buona. Consapevolezza che arriva da me. Da me soltanto.
Come se avessi definito meglio i bordi della mia immagine, come se adesso risultassi un po' più "a fuoco" di prima.
E così gira anche sul lavoro.
Pratica con cui ho ingaggiato un corpo a corpo che dura da parecchio tempo.
Ma che sembra non bastarmi mai :)
Eppure, è rispondendo a cose semplici che mi si accende il sorriso.
Qualche tempo fa', parlando con uno che è più esperto di me in materia, mi è stato chiesto: " perchè hai scelto questo lavoro?", la risposta esattamente non la so neanche io, penso che: "L'ho scelto a caso" sia a tutt'oggi la risposta più ovvia ed onesto che posso fornire. Però c'è qualcosa che va' oltre.
Qualcosa, nel lavoro, ce l'ho trovato anche dopo. Adesso posso dire che mi piace perchè ho la possibilità di togliere il dolore alla gente.
Nessun tocco magico beninteso. Una cosa molto fisica. Però più ci penso, e più penso che sia una delle motivazioni più stimolanti che riesco a trovare.
Lavoro peraltro in un settore dove l'aspettativa è immensa e, dove non c'è molto da interrogarsi sul senso delle cose, perchè  sono lì. Da vedere. Da tutelare. Se possibile.
Intellettuale non lo sono mai stato (anche se c'è stato un periodo dove ho pensato di esserlo :), ho bisogno di cose immediate, banali, ma dirette, vere ed efficaci.
Mi basta così.
Dove sono ora, per il momento, le ho trovate.
ciao
charlieboy