L'amarezza di certi momenti me la porto dietro, manco avessi uno zaino ripieno di tutte queste cose di cui farei volentieri a meno.
Ma sono fatto così ed ho l'impressione che per quanta strada possa fare, per quanto lontano possa andare sta cosa me la porterò sempre dietro.
E' un fatto che si esacerba durante le fasi di stanchezza. Dove mi deludo con niente e dove mi sembra di essere fuori allenamento rispetto al mondo.
E' chiaro che esagero ma divento ipersensibile a quei piccoli e quotidiani gesti di prepotenza che mi fanno imbestialire.
In giro c'è un quantitativo assurdo di merde umane.
aspettando le ferie
charlieboy
sabato 30 giugno 2012
venerdì 22 giugno 2012
il Galilei
Come fare a spiegarsi?
Mah.
Fondamentalmente non l'ho ancora ben capito.
E' un esperimento sempre difficile e faticoso.
Oggi al lavoro mi è capitato uno di quei momenti che non ti aspetti.
Un vecchio collega si è messo a parlare così, di quello che pensa della professione, del lavoro, di quello che farebbe se fosse giovane.
Se fosse al posto mio.
Io non so bene se crederci o meno.
La parvenza di onestà con cui parlava è stata sufficiente per tenermi lì ad ascoltarlo.
Ad ascoltare le cose che aveva da dire.
Ripeto.
Non so se crederci o meno.
Ma sembravano parole oneste e a me pare una motivazione più che sufficiente per stare ad ascoltarle.
E poi sono le parole di un trombato, di uno che nonostante l'età non conta un cazzo.
Ora, difficile per me sapere se si tratta di un trombato per incapacità oppure di uno fatto fuori perchè capace, quindi scomodo.
Non lo so, forse non importa nemmeno.
Come tutti quelli della sua età mi ha confermato e ribadito le seguenti parole: "Ricordati che sei da solo. Sempre, anche con tua moglie".
Anche se sono molto lontano dallo sposarmi mi chiedo, con questa consapevolezza come è possibile anche solo fidarsi di qualcuno?
Forse è il caso di prendere ciò che serve e tirare avanti, servirsi da soli insomma, come in un take away.
Faceva discorsi molto reali e concreti ma pure piuttosto sconfusionati.
Sicuro è che ai tempi doveva essere parecchio capace di fare il suo mestiere.
Pare pure uno di quelli con un sacco di idee brillanti.
Con tante cose da dire. Con tante teorie da esprimere.
E come tutte le teorie rimangono lì.
Solitarie ed innocue.
E se fosse uno con teorie devastanti come Galileo Galilei invece?
Sarei abbastanza intelligente da accorgermi di chi mi si para di fronte?
Non lo so. Ho parecchi dubbi.
E voi?
charlieboy
Mah.
Fondamentalmente non l'ho ancora ben capito.
E' un esperimento sempre difficile e faticoso.
Oggi al lavoro mi è capitato uno di quei momenti che non ti aspetti.
Un vecchio collega si è messo a parlare così, di quello che pensa della professione, del lavoro, di quello che farebbe se fosse giovane.
Se fosse al posto mio.
Io non so bene se crederci o meno.
La parvenza di onestà con cui parlava è stata sufficiente per tenermi lì ad ascoltarlo.
Ad ascoltare le cose che aveva da dire.
Ripeto.
Non so se crederci o meno.
Ma sembravano parole oneste e a me pare una motivazione più che sufficiente per stare ad ascoltarle.
E poi sono le parole di un trombato, di uno che nonostante l'età non conta un cazzo.
Ora, difficile per me sapere se si tratta di un trombato per incapacità oppure di uno fatto fuori perchè capace, quindi scomodo.
Non lo so, forse non importa nemmeno.
Come tutti quelli della sua età mi ha confermato e ribadito le seguenti parole: "Ricordati che sei da solo. Sempre, anche con tua moglie".
Anche se sono molto lontano dallo sposarmi mi chiedo, con questa consapevolezza come è possibile anche solo fidarsi di qualcuno?
Forse è il caso di prendere ciò che serve e tirare avanti, servirsi da soli insomma, come in un take away.
Faceva discorsi molto reali e concreti ma pure piuttosto sconfusionati.
Sicuro è che ai tempi doveva essere parecchio capace di fare il suo mestiere.
Pare pure uno di quelli con un sacco di idee brillanti.
Con tante cose da dire. Con tante teorie da esprimere.
E come tutte le teorie rimangono lì.
Solitarie ed innocue.
E se fosse uno con teorie devastanti come Galileo Galilei invece?
Sarei abbastanza intelligente da accorgermi di chi mi si para di fronte?
Non lo so. Ho parecchi dubbi.
E voi?
charlieboy
martedì 19 giugno 2012
lontano
Ultimamente lavoro tanto.
Il che è indice che la mia qualità di vita ha subito una flessione.
Poco tempo per me. Poco tempo per quello che mi piace fare.
Disprezzo radicato, motivato e profondo per i "capi".
Immani e possenti teste di cazzo che pensano di poter "coordinare" gli altri, qualcuno usa il denaro come specchietto per le allodole, qualcun'altro i ricatti, qualcun'altro ancora "l'etica" del "bisogna fare".
Fare che?
Ma andate a cagare per favore.
Questa gente del cazzo avrebbe dovuto risolvere i suoi problemi in età più giovane e invece ha preferito farli sedimentare fino a farli diventare irrisolvibili.
Gli workaholics hanno poi questi gravi problemi di sentirsi in dovere (forse diritto) di rompere il cazzo agli altri.
La cosa che mi consola è che è gente mossa da insoddisfazione perpetua perchè è la prima ad essere insoddisfatta di se stessa.
Si ma sticazzi, da gente di 50 e passa anni pretendo, esigo, molto, molto di più.
Stabilità dal punto di vista psicologico, buon senso, capacità lavorative ed organizzative.
E invece no, impartire ordini solo perchè si occupa un posto in una scala gerarchica.
Sarà che ho grossi problemi con il potere, ma che due coglioni ragazzi.
Io di sopportare queste nullità già non ne posso più.
E per il resto sono "lontano".
Lontano dalle emozioni, da ciò che "dovrei sentire" e che non sento.
Insomma mi sento molto ovattato.
Le sensazioni sono attutite, le cose non toccano sul vivo, indice che in "difesa" sto lavorando parecchio bene.
E poi lei che avrebbe bisogno di più di quello che so dare io adesso.
Mi chiedo se sono ancora in grado di condividere qualcosa
con qualcuno.
charlieboy
Il che è indice che la mia qualità di vita ha subito una flessione.
Poco tempo per me. Poco tempo per quello che mi piace fare.
Disprezzo radicato, motivato e profondo per i "capi".
Immani e possenti teste di cazzo che pensano di poter "coordinare" gli altri, qualcuno usa il denaro come specchietto per le allodole, qualcun'altro i ricatti, qualcun'altro ancora "l'etica" del "bisogna fare".
Fare che?
Ma andate a cagare per favore.
Questa gente del cazzo avrebbe dovuto risolvere i suoi problemi in età più giovane e invece ha preferito farli sedimentare fino a farli diventare irrisolvibili.
Gli workaholics hanno poi questi gravi problemi di sentirsi in dovere (forse diritto) di rompere il cazzo agli altri.
La cosa che mi consola è che è gente mossa da insoddisfazione perpetua perchè è la prima ad essere insoddisfatta di se stessa.
Si ma sticazzi, da gente di 50 e passa anni pretendo, esigo, molto, molto di più.
Stabilità dal punto di vista psicologico, buon senso, capacità lavorative ed organizzative.
E invece no, impartire ordini solo perchè si occupa un posto in una scala gerarchica.
Sarà che ho grossi problemi con il potere, ma che due coglioni ragazzi.
Io di sopportare queste nullità già non ne posso più.
E per il resto sono "lontano".
Lontano dalle emozioni, da ciò che "dovrei sentire" e che non sento.
Insomma mi sento molto ovattato.
Le sensazioni sono attutite, le cose non toccano sul vivo, indice che in "difesa" sto lavorando parecchio bene.
E poi lei che avrebbe bisogno di più di quello che so dare io adesso.
Mi chiedo se sono ancora in grado di condividere qualcosa
con qualcuno.
charlieboy
venerdì 1 giugno 2012
a volte ritornano
Ritornano.Tutti insieme.
La paura. Anzi.
Le paure.
Il non dormire la notte.
Lo schifo nel pensare al giorno dopo. Cioè a domani.
Ritornano tutte insieme e mi investono.
Mi sento vuoto e mi sento soffocare.
Ho parlato con persone cui sono successe cose orribili.
Eppure siamo qua.
Giorno dopo giorno mettiamo un piede davanti all'altro e ci muoviamo.
mi chiedo da dove arrivi tutta questa forza
charlieboy
Le cento città - V. Costantino (Chinasky)
Ma quando le pareti cominciano a restringersi, le
facce diventano anonime
Quando lo specchio comincia a darti del tu
Quando i marciapiedi ti provocano vertigini e la
strada sembra il tuo tappeto rosso
Metti insieme il tuo bagaglio
Riempilo di ricordi,speranze,parole,storie vissute e
storie da vivere
Riempilo di emozioni,musiche,liti,illusioni
d’epoca,domande e risposte
Trovati un amico e comincia la
condivisione,l’esplorazione
vai a caso,lascia le tue lacrime sul
cuscino,incontrati con la vita,scontrati con il dolore ruba l’amore
Non avere una meta ma cento,prova a ritornare perché
il ritorno da senso al viaggio
Pensa a Polifemo e alla sua solitudine e rispetta la
solitudine altrui
Gira intorno al mondo
Non girare con lui
Affrancati da te stesso e dall’attesa
Per amare la vita bisogna tradire le aspettative
Guardati intorno e guardati da chi si professa libero
Il sapore della libertà è la paura
Solo chi ha paura della libertà ha il coraggio di
inseguirla.
La paura. Anzi.
Le paure.
Il non dormire la notte.
Lo schifo nel pensare al giorno dopo. Cioè a domani.
Ritornano tutte insieme e mi investono.
Mi sento vuoto e mi sento soffocare.
Ho parlato con persone cui sono successe cose orribili.
Eppure siamo qua.
Giorno dopo giorno mettiamo un piede davanti all'altro e ci muoviamo.
mi chiedo da dove arrivi tutta questa forza
charlieboy
Le cento città - V. Costantino (Chinasky)
Ognuno ha le sue prigioni , mentali, fisiche..
Ognuno ci conviveMa quando le pareti cominciano a restringersi, le
facce diventano anonime
Quando lo specchio comincia a darti del tu
Quando i marciapiedi ti provocano vertigini e la
strada sembra il tuo tappeto rosso
Metti insieme il tuo bagaglio
Riempilo di ricordi,speranze,parole,storie vissute e
storie da vivere
Riempilo di emozioni,musiche,liti,illusioni
d’epoca,domande e risposte
Trovati un amico e comincia la
condivisione,l’esplorazione
vai a caso,lascia le tue lacrime sul
cuscino,incontrati con la vita,scontrati con il dolore ruba l’amore
Non avere una meta ma cento,prova a ritornare perché
il ritorno da senso al viaggio
Pensa a Polifemo e alla sua solitudine e rispetta la
solitudine altrui
Gira intorno al mondo
Non girare con lui
Affrancati da te stesso e dall’attesa
Per amare la vita bisogna tradire le aspettative
Guardati intorno e guardati da chi si professa libero
Il sapore della libertà è la paura
Solo chi ha paura della libertà ha il coraggio di
inseguirla.
martedì 29 maggio 2012
in verità ti dico..
La mia modalità "provvisoria" prosegue.
E più prosegue più incrocio persone (più corretto il termine personaggi) che non vedono l'ora di salire sul pulpito e di pontificare.
"In verità ti dico.." le frasi cominciano più o meno così.
Queste persone che incrocio, le risposte se le sono già date tutte.
Il problema è fare collimare la realtà con le risposte che essi/e gradiscono di più.
Il processo, francamente patologico, è tutt'altro che semplice ma, con grande dedizione chiunque voglia vedere una cosa può farlo, sostendendo tesi assurde, autoconvincendosi oppure, cosa ancor più frequente, cercando di convicere gli altri.
Eggià.
Ecco allora che il giudizio altrui diventa estremamente importante, non chiaramente per ciò che contiene, ma per quello che vorremmo "sentirci" dire.
I feedback provenienti da altre fonti diventano dei semplici segnali che indirizzano il comportamento e che indicano quanto siamo (più o meno) vicini al target.
Sembra, con il dovuto rispetto e con le dovute differenze, un discorso da persone autistiche.
L'autismo effettivamente è ben più frequente di quello che si immagini, con l'autoconvizione, con l'adozione di pareri od opinioni in modo del tutto superficiali, con la visione esclusiva del proprio piccolo mondo. Si tratta di segnali inequivocabili, almeno secondo me.
Al solito, non sono immune da questo tipo di dinamiche, ma se autistico devo essere allora preferisco esserlo riferito a me, preferisco tollerare, rispettare e cercare di capire la mia piccola (ma complessa :) sfera piuttosto che vagare dicendo agli altri "come si fa!".
Le persone che stimo di più si sono ben guardate dal mostrarmi il cammino, si sono ben guardate dall'illuminarmi con "massime di vita", e se l'hanno fatto, bè, l'hanno fatto con un tale pudore, da giustificare spesso, anche l'atteggiamento più difficile da capire.
Tutt'altro parere invece per la maggior parte delle persone che mi circondano, e delle quali farei volentierissimo a meno, che invece hanno adattato la realtà alle loro opinioni, facendo collimare le loro risposte a ciò che pensano non solo di me, ma anche di quello che, lavorativamente, mi è recentemente accaduto (nulla di grave, percarità! :).
Eccole quindi in fila, una dietro l'altra, a sciorinare banalità sconcertanti e discorsi che, boh, dico io, non mi conoscete nemmeno, lasciate che siano dati oggettivi a parlare.
E invece no, ragionare in questo modo non è da tutti, e non perchè ci voglia chissà quale dono, intelligenza o capacità, ma tutt'altro, perchè l'obiettività potrebbe non coincidere con le proprie opinioni e secondo questo metodo, guidato dall'idiozia più totale, cambiare opinione significherebbe smontare chissà quale "impalcatura logica". Significherebbe perdere chissà quale dignità.
Significa giustificare sempre e comunque i propri errori, significa, in definitiva cercare di esportare la propria infelicità.
Se io sono infelice, e se lo sei anche tu, allora forse lo saremo tutti e due un po' di meno.
Giocare al ribasso insomma.
Giocare al ribasso?
no grazie.
charlieboy
E più prosegue più incrocio persone (più corretto il termine personaggi) che non vedono l'ora di salire sul pulpito e di pontificare.
"In verità ti dico.." le frasi cominciano più o meno così.
Queste persone che incrocio, le risposte se le sono già date tutte.
Il problema è fare collimare la realtà con le risposte che essi/e gradiscono di più.
Il processo, francamente patologico, è tutt'altro che semplice ma, con grande dedizione chiunque voglia vedere una cosa può farlo, sostendendo tesi assurde, autoconvincendosi oppure, cosa ancor più frequente, cercando di convicere gli altri.
Eggià.
Ecco allora che il giudizio altrui diventa estremamente importante, non chiaramente per ciò che contiene, ma per quello che vorremmo "sentirci" dire.
I feedback provenienti da altre fonti diventano dei semplici segnali che indirizzano il comportamento e che indicano quanto siamo (più o meno) vicini al target.
Sembra, con il dovuto rispetto e con le dovute differenze, un discorso da persone autistiche.
L'autismo effettivamente è ben più frequente di quello che si immagini, con l'autoconvizione, con l'adozione di pareri od opinioni in modo del tutto superficiali, con la visione esclusiva del proprio piccolo mondo. Si tratta di segnali inequivocabili, almeno secondo me.
Al solito, non sono immune da questo tipo di dinamiche, ma se autistico devo essere allora preferisco esserlo riferito a me, preferisco tollerare, rispettare e cercare di capire la mia piccola (ma complessa :) sfera piuttosto che vagare dicendo agli altri "come si fa!".
Le persone che stimo di più si sono ben guardate dal mostrarmi il cammino, si sono ben guardate dall'illuminarmi con "massime di vita", e se l'hanno fatto, bè, l'hanno fatto con un tale pudore, da giustificare spesso, anche l'atteggiamento più difficile da capire.
Tutt'altro parere invece per la maggior parte delle persone che mi circondano, e delle quali farei volentierissimo a meno, che invece hanno adattato la realtà alle loro opinioni, facendo collimare le loro risposte a ciò che pensano non solo di me, ma anche di quello che, lavorativamente, mi è recentemente accaduto (nulla di grave, percarità! :).
Eccole quindi in fila, una dietro l'altra, a sciorinare banalità sconcertanti e discorsi che, boh, dico io, non mi conoscete nemmeno, lasciate che siano dati oggettivi a parlare.
E invece no, ragionare in questo modo non è da tutti, e non perchè ci voglia chissà quale dono, intelligenza o capacità, ma tutt'altro, perchè l'obiettività potrebbe non coincidere con le proprie opinioni e secondo questo metodo, guidato dall'idiozia più totale, cambiare opinione significherebbe smontare chissà quale "impalcatura logica". Significherebbe perdere chissà quale dignità.
Significa giustificare sempre e comunque i propri errori, significa, in definitiva cercare di esportare la propria infelicità.
Se io sono infelice, e se lo sei anche tu, allora forse lo saremo tutti e due un po' di meno.
Giocare al ribasso insomma.
Giocare al ribasso?
no grazie.
charlieboy
venerdì 25 maggio 2012
To read
Che non sia un gran periodo penso sia risultato abbastanza chiaro.
Che invece di questa fase piuttosto dura stia assaporando tutte le asperità è invece cosa piuttosto nuova.
Nessun ottimismo del cazzo.
Nessuna visone "new age".
Semplicemente l'osservazione degli esseri umani che mi circondano.
A vedere con certi occhi e, con tanta tranquillità, certe dinamiche, le cose risultano chiare, lineari, logiche, ad incastro, come i blocchetti della lego.
E' come se mi tirassi fuori da certe dinamiche, per osservarle da lontano.
Come se me ne stessi in un angolo della piazza a vedere che cosa succede.
Ad osservare la gente che passa e a farmi un'idea di che cosa può avere per la mente.
Quello che vuole essere, sembrare, fare o dire, è chiaro che una persona lo manifesta.
Mi ricorda parecchio quella scena de: "La leggenda del pianista sull'oceano" dove 900 traduceva in musica i feedback che arrivavano dalle persone presenti in sala.
http://www.youtube.com/watch?v=p8wmwTJGcnI
Leggere la gente lo chiamano nel film.
E beninteso non è una pratica priva di errori, o che porta alla sfera più intima o vera.
Anzi.
Spesso, spessissimo ci si sbaglia.
Non tutti si fanno leggere alla prima occhiata.
Ma, a ben pensarci, qualcosa ci tradisce, sempre, quel qualcosa che intimamente è parte di noi.
E così, mentre me ne sto sulle mie, ad osservare il mio "nuovo mondo", ovvero il mio nuovo ambiente di lavoro, osservo dettagli ed ascolto parole di persone che mi parlano.
E da come mi parlano si capisce quello che pensano, non solo di me, ma quello che pensano sia giusto per loro.
Ecco allora che le differenze, dal punto di vista personale si fanno notevoli.
In fasi come queste dove sono messo in discussione, c'è sempre un sacco di gente che mi vuole insegnare come si fa', o che mi vuole spiegare come si riga dritto o che mi vuole spiegare l'ineluttabilità del compromesso.
Esattamente come nella boxe, quando si vede l'avversario vacillare, allora ci si permette di abbassare la guardia, pensando in un imminente knockout e si comincia a "menare" fendenti.
Ma non sempre i match finiscono così.
La lucidità mi è rimasta, e, come nella boxe, se sei lucido, difficile finire knockout.
Eppure mi stupisco di come, in situazioni come questa, le persone si sentano autorizzate a "vendere" verità.
ma io questa verità
non l'ho richiesta
charlieboy
Che invece di questa fase piuttosto dura stia assaporando tutte le asperità è invece cosa piuttosto nuova.
Nessun ottimismo del cazzo.
Nessuna visone "new age".
Semplicemente l'osservazione degli esseri umani che mi circondano.
A vedere con certi occhi e, con tanta tranquillità, certe dinamiche, le cose risultano chiare, lineari, logiche, ad incastro, come i blocchetti della lego.
E' come se mi tirassi fuori da certe dinamiche, per osservarle da lontano.
Come se me ne stessi in un angolo della piazza a vedere che cosa succede.
Ad osservare la gente che passa e a farmi un'idea di che cosa può avere per la mente.
Quello che vuole essere, sembrare, fare o dire, è chiaro che una persona lo manifesta.
Mi ricorda parecchio quella scena de: "La leggenda del pianista sull'oceano" dove 900 traduceva in musica i feedback che arrivavano dalle persone presenti in sala.
http://www.youtube.com/watch?v=p8wmwTJGcnI
Leggere la gente lo chiamano nel film.
E beninteso non è una pratica priva di errori, o che porta alla sfera più intima o vera.
Anzi.
Spesso, spessissimo ci si sbaglia.
Non tutti si fanno leggere alla prima occhiata.
Ma, a ben pensarci, qualcosa ci tradisce, sempre, quel qualcosa che intimamente è parte di noi.
E così, mentre me ne sto sulle mie, ad osservare il mio "nuovo mondo", ovvero il mio nuovo ambiente di lavoro, osservo dettagli ed ascolto parole di persone che mi parlano.
E da come mi parlano si capisce quello che pensano, non solo di me, ma quello che pensano sia giusto per loro.
Ecco allora che le differenze, dal punto di vista personale si fanno notevoli.
In fasi come queste dove sono messo in discussione, c'è sempre un sacco di gente che mi vuole insegnare come si fa', o che mi vuole spiegare come si riga dritto o che mi vuole spiegare l'ineluttabilità del compromesso.
Esattamente come nella boxe, quando si vede l'avversario vacillare, allora ci si permette di abbassare la guardia, pensando in un imminente knockout e si comincia a "menare" fendenti.
Ma non sempre i match finiscono così.
La lucidità mi è rimasta, e, come nella boxe, se sei lucido, difficile finire knockout.
Eppure mi stupisco di come, in situazioni come questa, le persone si sentano autorizzate a "vendere" verità.
ma io questa verità
non l'ho richiesta
charlieboy
martedì 15 maggio 2012
la terra dei cachi
Attention please! Questo post contiene banalità imbarazzanti!
Che questa sia la terra dei cachi lo si era già capito. Già capito da un po'.
Questa terra che è da me profondamente amata, è una cosa in apparenza bella, ma in realtà controproducente. Inutile. Forse dannosa.
Io, qui ci sono nato e cresciuto.
E' qui che voglio vivere. E' qui che vorrei, in futuro costruire qualcosa, la mia vita, la mia famiglia, la mia casa, i miei figli, forse.
Forse un giorno lo farò. Però prima devo essere sicuro a ciò cui vado incontro.
L'occasione per parlare dell'Italia è sempre facile da trovare, l'occasione per parlarne male poi, ancora più lampante.
Ed è proprio quello che ho intenzione di fare! :(
Siamo un popolo di codardi, di vigliacchi, di paraculi.
La mafia qui ha attecchito bene perchè siamo tutti bravi, bravissimi a pensare da mafiosi.
La mafia, inteso come modo di pensare, c'è nella vita di tutti i giorni, nel "tenersi buono" questo o quello, nel fare buon viso a cattivo gioco, nel leccare il culo, nel paraculare o nel cercare di farsi paraculare, nel fare fuori gli avversari con il gioco sporco, nel voler rispondere sempre e comunque.
Nell'evitare cronicamente, costantemente e continuamente l'autocritica.
La colpa è sempre fuori, di qualcun'altro, del parente di qualcun'altro.
E anche se fosse così però, ci si troverebbe con le mani legate; perchè vuoi dire a qualcuno che è un "paraculo"? Oppure vuoi dire a qualcun'altro che è "paraculato"?
Cosa succederebbe?
Ecco.
Eccola qui la mentalità mafiosa.
Cosa succederebbe se parlassi?
Se dicessi quello che ho in testa?
E beninteso, non mi riferisco alla prima cosa che viene in mente, ma bensì, ai pensieri più scientifici, seri, ponderati, ragionati.
Tutti lo fanno questo discorso. Tutti se la pongono questa domanda.
La risposta?
Withdrawal.
Ritirata.
Lascia stare.
Non ne vale la pensa.
Non cambia niente.
Eccola qui, l'argomentazione più potente del mondo.
La rinuncia.
Rinunciare sempre.
Sempre e comunque.
Che tanto tu le cose non le cambi.
Non le puoi, ne le potresti cambiare.
Che ci sarà sempre un paraculo o qualche altro impedimento pronto a segarti le gambe.
Perchè prodigarsi in riverenze ed inchini è qualcosa che è ben di più di "galateo", ma bensì politica.
Quella dell'ammicare ad ogni costo, per ottenere chissà che o per "si sa mai che".
L'Italia è un luogo meraviglioso ed io la amo profondamente.
Amo la sua geografia e le sue botteghe di paese, amo la capacità della gente di saper fare delle eccezioni. Cosa straordinaria, che si perde andando verso il nord dell'europa. [Dove sembrano riposte le risposte più intime del significato di "civiltà" (ma io non ci credo).]
Tutto ciò però si schianta di fronte ad un modus operandi e ad una mentalità per la quale faremmo meglio ad estinguerci, a scomparire e a non tornare più.
In questi giorni ho sentito tanto parlare di "compromesso"; è la chiave di volta dell'età adulta, quello che avresti voluto lo devi ridimensionare, rimodellare, cambiare di nome, mettere sotto sopra e voilà... il pranzo è servito.
E' davvero tutto così? Cosa vuoi di più ti senti dire?
Adeguarsi ed accontentarsi perchè "non si sa mai" o "tanto se non lo fai tu lo fa un altro" o "tanto non cambia niente". La logica dei cazzi nel culo.
Perchè se fai così, da qualsiasi parte ti giri, stai pur sicuro che qualcosa in culo ti arriva.
Eggià.
E poi il potere; qui si sbava per un minimo senso di "potere".
Impartire ordini. Pretendere "obbedienza".
Ma andate a cagare.
Il potere non mi interessa.
Anzi.
L'unico che mi interessa è Potere fare i cazzi miei.
Il mio tempo, su tutto.
Le cose che amo, su tutto.
Con il potere vi ci potete pure foderare le pareti del colon.
Massa di stronzi falliti.
C'è un detto che dice: "Comandare è meglio che fottere".
io preferisco fottere
charlieboy
Che questa sia la terra dei cachi lo si era già capito. Già capito da un po'.
Questa terra che è da me profondamente amata, è una cosa in apparenza bella, ma in realtà controproducente. Inutile. Forse dannosa.
Io, qui ci sono nato e cresciuto.
E' qui che voglio vivere. E' qui che vorrei, in futuro costruire qualcosa, la mia vita, la mia famiglia, la mia casa, i miei figli, forse.
Forse un giorno lo farò. Però prima devo essere sicuro a ciò cui vado incontro.
L'occasione per parlare dell'Italia è sempre facile da trovare, l'occasione per parlarne male poi, ancora più lampante.
Ed è proprio quello che ho intenzione di fare! :(
Siamo un popolo di codardi, di vigliacchi, di paraculi.
La mafia qui ha attecchito bene perchè siamo tutti bravi, bravissimi a pensare da mafiosi.
La mafia, inteso come modo di pensare, c'è nella vita di tutti i giorni, nel "tenersi buono" questo o quello, nel fare buon viso a cattivo gioco, nel leccare il culo, nel paraculare o nel cercare di farsi paraculare, nel fare fuori gli avversari con il gioco sporco, nel voler rispondere sempre e comunque.
Nell'evitare cronicamente, costantemente e continuamente l'autocritica.
La colpa è sempre fuori, di qualcun'altro, del parente di qualcun'altro.
E anche se fosse così però, ci si troverebbe con le mani legate; perchè vuoi dire a qualcuno che è un "paraculo"? Oppure vuoi dire a qualcun'altro che è "paraculato"?
Cosa succederebbe?
Ecco.
Eccola qui la mentalità mafiosa.
Cosa succederebbe se parlassi?
Se dicessi quello che ho in testa?
E beninteso, non mi riferisco alla prima cosa che viene in mente, ma bensì, ai pensieri più scientifici, seri, ponderati, ragionati.
Tutti lo fanno questo discorso. Tutti se la pongono questa domanda.
La risposta?
Withdrawal.
Ritirata.
Lascia stare.
Non ne vale la pensa.
Non cambia niente.
Eccola qui, l'argomentazione più potente del mondo.
La rinuncia.
Rinunciare sempre.
Sempre e comunque.
Che tanto tu le cose non le cambi.
Non le puoi, ne le potresti cambiare.
Che ci sarà sempre un paraculo o qualche altro impedimento pronto a segarti le gambe.
Perchè prodigarsi in riverenze ed inchini è qualcosa che è ben di più di "galateo", ma bensì politica.
Quella dell'ammicare ad ogni costo, per ottenere chissà che o per "si sa mai che".
L'Italia è un luogo meraviglioso ed io la amo profondamente.
Amo la sua geografia e le sue botteghe di paese, amo la capacità della gente di saper fare delle eccezioni. Cosa straordinaria, che si perde andando verso il nord dell'europa. [Dove sembrano riposte le risposte più intime del significato di "civiltà" (ma io non ci credo).]
Tutto ciò però si schianta di fronte ad un modus operandi e ad una mentalità per la quale faremmo meglio ad estinguerci, a scomparire e a non tornare più.
In questi giorni ho sentito tanto parlare di "compromesso"; è la chiave di volta dell'età adulta, quello che avresti voluto lo devi ridimensionare, rimodellare, cambiare di nome, mettere sotto sopra e voilà... il pranzo è servito.
E' davvero tutto così? Cosa vuoi di più ti senti dire?
Adeguarsi ed accontentarsi perchè "non si sa mai" o "tanto se non lo fai tu lo fa un altro" o "tanto non cambia niente". La logica dei cazzi nel culo.
Perchè se fai così, da qualsiasi parte ti giri, stai pur sicuro che qualcosa in culo ti arriva.
Eggià.
E poi il potere; qui si sbava per un minimo senso di "potere".
Impartire ordini. Pretendere "obbedienza".
Ma andate a cagare.
Il potere non mi interessa.
Anzi.
L'unico che mi interessa è Potere fare i cazzi miei.
Il mio tempo, su tutto.
Le cose che amo, su tutto.
Con il potere vi ci potete pure foderare le pareti del colon.
Massa di stronzi falliti.
C'è un detto che dice: "Comandare è meglio che fottere".
io preferisco fottere
charlieboy
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